CADERE E RIALZARSI DA UOMINI: LA LEZIONE DI DIGNITÀ DI SIMONE CALISE
- Juri Lertora
- 18 mag
- Tempo di lettura: 2 min

Dopo la dolorosa retrocessione della Tarros Sarzanese, il tecnico si prende ogni responsabilità e indica la via per il futuro: «Fiero dei miei ragazzi, ripartiamo dai giovani a testa alta»
Ci sono momenti nel calcio, e nella vita, in cui il verdetto del campo diventa un peso quasi insopportabile. La retrocessione della Tarros Sarzanese è una ferita aperta, un boccone amaro che avrebbe spinto chiunque a cercare alibi, a recriminare sugli episodi o a scaricare le colpe. Ma non Simone Calise. Perché prima di essere stato un difensore roccioso, e prima di essere l'attuale timoniere della squadra, Calise è un Uomo con la "U" maiuscola. E gli uomini veri si vedono nel momento della tempesta.
Invece di nascondersi, il tecnico ci ha messo la faccia, trasformando una domenica di lacrime e silenzio in una cattedra di dignità sportiva. Le sue parole, arrivate nel momento più buio, sono un manifesto di spessore umano che va ben oltre la categoria.
«Nel calcio e nello sport si vince e si perde, domenica io ho perso e me ne assumo tutte le responsabilità».
Inizia così il suo discorso, senza giri di parole, prendendosi sulle spalle il peso del fallimento sportivo per proteggere il suo gruppo. Un gesto da leader vero, da padre sportivo che si frappone tra la critica e i suoi ragazzi.
L'orgoglio per i giovani e la via del rilancio
Il pensiero di Calise vola subito allo spogliatoio, a quei calciatori che hanno sputato sangue fino all'ultimo secondo dell'ultima battaglia:
«A voi ragazzi, soprattutto ai più giovani, dico grazie perché avete lottato contro tutto e tutti, sono fiero di voi. Domenica ho visto una squadra che le ha provate tutte, giocando a calcio nonostante le difficoltà e che non ha mollato fino alla fine. Questo per me e per voi deve essere un vanto e un punto di partenza».
Non è una resa, è l'atto di fondazione del futuro. Calise guarda lucidamente alla crisi profonda che attraversa il calcio moderno e indica l'unica via d'uscita possibile: i giovani, l'identità, il lavoro.
«Certe volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti, e sono sicuro che la strada intrapresa sia quella giusta. Il calcio in generale vive uno dei periodi peggiori della sua storia e dobbiamo ripartire dai giovani, se vogliamo cercare di recuperare il terreno perduto».
Su la testa, Sarzana riparte
Il verdetto del campo dice che si dovrà ripartire da una categoria inferiore, ma la dignità mostrata da Simone Calise dice che la Tarros Sarzanese non è fallita, si è solo fermata a prendere la rincorsa. Il suo grido finale, «Su la testa e si riparte, qualunque sia la categoria», non è solo un motto, è un giuramento d'amore verso i colori rossoneri e verso questo sport.









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