
Cinquant’anni di passione: il calcio secondo Stefano Bonomi
- Juri Lertora
- 15 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
C’è chi il calcio lo vive per mestiere, chi lo rincorre per ambizione. E poi c’è chi, come Stefano Bonomi, lo custodisce nel cuore da cinquant’anni, come una promessa fatta da bambino a se stesso. Questa è la sua storia. E quella della sua squadra, la Santerenzina.
“Giocavamo per strada, fino a che il cielo non diventava buio. Le ginocchia sbucciate, il pallone consumato, e nessuno che ci diceva come fare. Imparavamo da soli, con gli amici, sbagliando e ridendo.”
Con voce calma ma piena di emozione, Stefano Bonomi racconta com’è iniziato tutto. Prima da calciatore, poi da dirigente, sempre nella stessa società e sempre per passione. Non c’erano Scuole Calcio, non c’erano genitori che intervenivano. Solo il puro istinto di correre dietro a un pallone e sentirsi liberi.
Oggi, però, Bonomi osserva con amarezza come il calcio giovanile e dilettantistico sia cambiato.
“Si è perso lo spirito originario. Ora c’è un mercato che coinvolge perfino i bambini, si fanno promesse che rischiano di spegnere l’entusiasmo. L’allenatore non lascia più spazio al gioco spontaneo. I ragazzi entrano in campo pensando a cosa devono dimostrare, non più a quanto si stanno divertendo.”
Ma non tutto è perduto. C’è ancora un calcio fatto di valori, ed è quello che Stefano Bonomi ha ritrovato nella sua Santerenzina.
“Quest’anno abbiamo vinto un campionato. Ma la vera vittoria è stata un’altra: vedere un gruppo di amici, ragazzi del paese, che non hanno mai chiesto nulla, né soldi né privilegi. Solo il piacere di stare insieme. Dopo gli allenamenti si va a mangiare una pizza, a ridere, a costruire legami veri. Come una volta.”
È in questi momenti che Stefano ritrova il senso di tutto. “Quando giocavo io, tra i dilettanti, non prendevo un centesimo. Anzi, spesso ci rimettevo. Ma quella maglia, quei compagni, quelle risate… sono ricordi che oggi valgono più di qualsiasi contratto.”
Uno per tutti, tutti per uno. Questo è lo spirito che ha guidato Stefano Bonomi per cinquant’anni. E che continua a vivere, grazie a lui, nei cuori di chi crede che il calcio sia, prima di tutto, un atto d’amore.









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