Dal Golfo dei Poeti ai Balcani: il volo di Marco Angeletti, il portiere che ha sfidato il destino
- Juri Lertora
- 10 gen
- Tempo di lettura: 2 min

C’è un filo invisibile che unisce le scogliere di Portovenere alle sponde del Lago di Ocrida, in Macedonia. È un filo fatto di parate, di chilometri e, soprattutto, di un coraggio che profuma di salsedine e sogni intatti. È la storia di Marco Angeletti, il "gigante buono" della Spezia che ha deciso di prendersi il futuro con i guantoni, lontano da casa, dove il calcio è ancora lotta, sudore e polvere.
Il Ragazzo del Golfo
Per chi mastica calcio dalle nostre parti, il nome di Marco non è nuovo. Lo abbiamo visto crescere tra i pali del Ferdeghini, con la maglia bianca dello Spezia cucita addosso come una seconda pelle. Sembrava l’inizio di una favola scritta, ma il calcio, si sa, a volte si dimentica di essere una favola e diventa un labirinto. Pontedera, Imolese, poi il ritorno alle radici con la Fezzanese.
Molti avrebbero pensato: "È finita, Marco torna a casa, tra i dilettanti". Ma non Angeletti. Perché lui, nel suo borsone, ha sempre portato qualcosa in più della divisa: una forza interiore che gli permette di convivere con il diabete di tipo 1 ogni giorno, trasformando quella che molti chiamano "malattia" nel suo più grande motore di disciplina.
La valigia di cartone e il Sogno Europeo
Mentre il calcio italiano si avvitava su se stesso, Marco ha guardato oltre l'orizzonte. Ha scelto la via più difficile: l’esilio volontario. Prima Gibilterra, un lembo di terra dove il vento soffia forte, per dimostrare di essere ancora un professionista. Poi, la chiamata che cambia la vita: il FK Struga, i campioni della Macedonia del Nord.
Immaginatelo lì, Marco. Un ragazzo di 24 anni, spezzino doc, che si ritrova a comandare la difesa in stadi dove l'urlo dei tifosi balcanici fa tremare le ginocchia. Ma lui non trema. In questa stagione 2025/2026, i suoi numeri parlano per lui: 10 volte è uscito dal campo con la porta inviolata. Dieci volte ha detto "no" agli attaccanti avversari.
Un esempio oltre il novantesimo
Oggi Marco Angeletti è l'orgoglio silenzioso di una città che vive di pane e pallone. È il portiere che non ha avuto paura di perdere la propria lingua per imparare quella universale delle parate. È la dimostrazione vivente che se il calcio italiano ti chiude una porta, il mondo ti spalanca un portone, a patto di avere il coraggio di attraversarlo.
Quando il prossimo 15 febbraio scenderà in campo contro il Sileks, sotto il freddo pungente dei Balcani, Marco saprà che ogni tuffo, ogni urlo ai compagni, ogni parata, è un messaggio spedito direttamente al suo Golfo dei Poeti: "Ce l'ho fatta".
Perché non importa quanto lontano vai, se hai il mare dentro e la voglia di volare, ogni porta del mondo sarà sempre casa tua.









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