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EDITORIALE | L’AMARA LEGGE DEL GOL: QUANDO IL CUORE NON BASTA A SALVARE LA PANCHINA


Il Ceparana ha esonerato mister Tarasconi


Nel calcio esiste una legge non scritta, antica quanto il gioco stesso, crudele e implacabile come un rigore al novantesimo: quando il vento smette di soffiare e i risultati iniziano a latitare, a cadere è sempre e solo il timoniere. Non importa quanto sia stata valorosa la rotta tracciata fino a un attimo prima, né quanto sudore sia stato versato per portare la nave in porto. Oggi, quella mannaia silenziosa ha colpito Marco Tarasconi.

Il Ceparana Calcio ha scelto di voltare pagina. Lo ha fatto con un comunicato asciutto, intriso di quella cortesia istituzionale che però non riesce a nascondere il sapore amaro di un addio forzato. Quattordici punti in quattordici partite. Numeri. Freddi, gelidi numeri che nel bilancio di una società pesano più dei ricordi, più degli abbracci, più della storia scritta insieme.

Ma come si fa a dimenticare? Come si fa a relegare in un cassetto quella cavalcata trionfale della scorsa stagione? Tarasconi non era solo l'allenatore; era l’architetto di un sogno, l'uomo che ha guidato il Ceparana oltre l'ostacolo dei playoff, riportando i colori rossoneri nel panorama della Prima Categoria. È la solita, vecchia storia del calcio dilettantistico: la memoria è un lusso che pochi possono permettersi quando la classifica scotta.

Eppure, resta quel senso di ingiustizia sottile. Perché se è vero che la classifica parla, è altrettanto vero che il campo spesso mente. Paghiamo sempre l’allenatore perché è l’unico modo che abbiamo per illuderci di poter cambiare il destino con un colpo di spugna. È il "sacrificio necessario" sull’altare della salvezza, o forse solo la via più breve per non guardarsi troppo allo specchio.

A Marco Tarasconi va l’onore delle armi. Se ne va un tecnico che ha dato identità e orgoglio a una piazza intera, un uomo che ha saputo creare un legame umano prima ancora che professionale. La società lo ringrazia, ed è il minimo. Ma tra le righe di quel ringraziamento si legge la malinconia di chi sa che, da oggi, il Ceparana sarà un po' più solo.

Il calcio va avanti, la domenica arriverà comunque, ma resta una domanda sospesa nell'aria umida del "Cipriano Incerti": davvero bastano 14 partite a cancellare un'impresa? Probabilmente no. Ma questa è la legge. Dura, sporca e maledettamente ingiusta.

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