L’Amegliese rompe il silenzio: «Canciello non è un razzista, dipinta una realtà distorta»
- Juri Lertora
- 3 mar
- Tempo di lettura: 2 min

Il club del presidente Brescia contesta le decisioni del Giudice Sportivo: «Referto arbitrale fuorviante, abbiamo le immagini per smentire tutto»
AMEGLIA – Dopo giorni di assordante silenzio e una tempesta mediatica che ha travolto la società, l’Amegliese decide di alzare la voce. Il club del presidente Brescia non ci sta e affida a una nota ufficiale tutta la propria amarezza per le pesanti sanzioni piovute dopo la sfida contro il Casarza Ligure: una multa salata alla società e tre giornate di squalifica a Roberto Canciello.
«La nostra protesta ignorata»
Inizialmente, la scelta del club era stata quella del profilo basso. «Avevamo deciso di rimanere in silenzio, non per ammissione di colpa, ma per la consapevolezza che la nostra voce sarebbe caduta nel vuoto davanti al referto del direttore di gara», spiega la dirigenza. Ma la gravità delle accuse, che dipingerebbero un clima di intolleranza lontano dai valori della piccola realtà amegliese, ha spinto i vertici a cambiare strategia.
Il caso Canciello e il "giallo" della frase
Il punto centrale della difesa riguarda Roberto Canciello, finito nel mirino per presunti insulti razzisti. La società è categorica:
«Canciello è un uomo rispettato e benvoluto, dentro e fuori dal campo. È stato erroneamente associato a frasi razziste mai pronunciate. La sua espulsione è avvenuta per semplici proteste su dinamiche di gioco, non per odio o discriminazione».
Il club va oltre, cercando di fare chiarezza anche sull’episodio dell’insulto antisemita («Sei un ebreo») urlato dagli spalti. L'Amegliese non nega l'episodio ma lo circoscrive: «È stata l’unica parola urlata, una sola volta, da un tifoso da cui abbiamo preso immediatamente le distanze, intervenendo per calmarlo. Definire il nostro ambiente come razzista è un’esagerazione fuorviante».
Prove video e richiesta di rispetto
Per sostenere la propria versione, la società si dice pronta a mostrare le prove: «Chiunque voglia può visionare le immagini della partita per farsi un’idea di quanto scritto nel referto sia stato esagerato». Il comunicato si chiude con un appello alla dignità di una piccola comunità sportiva fatta di amici e parenti: «Siamo una realtà piccola e pacata, chiediamo solo rispetto. Dipingere l’Amegliese in modo così diverso dalla realtà non è né giusto né corretto».









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