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Mattia Boccolini: “Lascio un Riomaior vincente, ma con l’amarezza nel cuore”


L’ex Presidente saluta dopo 7 anni: “.“Siamo partiti da zero senza mai usare il‘ rumore dei soldi’. Ora tocca a chi è del paese metterci la faccia”.



Dopo sette anni intensi, Mattia Boccolini rassegna le dimissioni dalla presidenza del C.S. Riomaior 1965. Un addio che non è un fulmine a ciel sereno, ma l'atto finale di un percorso di coerenza. Lo abbiamo incontrato per un bilancio definitivo su un'era che ha visto il club scalare le gerarchie del calcio spezzino.


Presidente, sette anni sono un ciclo lungo. Perché ha deciso di fermarsi proprio ora?

È una decisione che nasce da lontano. Fin dal primo giorno ho sostenuto che questa Società dovesse essere guidata, prima o poi, da una persona del paese. Sono coerente con quella promessa: oggi è arrivato il momento di fare questo passo e lasciare spazio a nuove energie locali.”


Se guarda indietro al 2017, cosa vede?

“Vedo una realtà che è partita letteralmente da zero. Eravamo in pochi, ma con impegno, sacrificio e una passione smisurata siamo riusciti a costruire qualcosa di importante, crescendo stagione dopo stagione. I risultati parlano per noi: le promozioni dalla Terza alla Seconda, il passaggio negli Amatori vinto al primo anno, e quest'anno un record di punti storico, arrivando a un soffio dai play-off. Abbiamo sempre superato le aspettative. Abbiamo attratto ragazzi con la serietà e l'organizzazione, mai con il 'rumore dei soldi'. Qui ogni firma sul cartellino è stata sudata."


Il Riomaior si è spesso distinto per un modello di gestione particolare. Qual era il vostro segreto?

"Siamo rimasti fedeli ai nostri valori, lontani da certe dinamiche del panorama spezzino. Non abbiamo mai usato rimborsi o stipendi per convincere i giocatori. Tutto ciò che avevamo veniva condiviso con la rosa per metterli nelle condizioni di rendere al meglio. Mi metto la faccia: non c'è mai stato denaro dietro le nostre firme, nonostante le voci mosse dall'invidia."


Nonostante i successi, nelle sue parole si legge molta amarezza. Cosa l'ha ferita di più?

"Quest'ultimo anno è stato pesante dal punto di vista umano. Ho ricevuto critiche da chi non conosce la nostra realtà o non si è mai visto al campo. Si è parlato a sproposito di "identità", ignorando che abbiamo mantenuto la squadra Amatori proprio per includere tutti i ragazzi di Riomaggiore, a prescindere dal livello tecnico."


C'è anche una vena polemica verso la politica e la comunità locale...

"Sì, sono arrivate dichiarazioni gravi da chi, pur candidandosi a cariche pubbliche, ha sostenuto che non fossimo degni di contributi comunali, ignorando che operiamo con un campo sportivo inagibile da anni. Ma la delusione più grande sono stati alcuni ragazzi nati qui: nei momenti difficili hanno preferito l'interesse personale all'appartenenza ai colori arancio-viola."


Qual è l'augurio che fa al Riomaior per il futuro?

"Costruire è difficile, criticare è facilissimo. Mi auguro che chi ha parlato tanto in questi mesi trovi ora il coraggio di mettersi in gioco concretamente. I dirigenti attuali fanno un lavoro enorme e hanno bisogno di aiuto. Le porte sono aperte a chi ha voglia di fare. Io ho dato tutto quello che potevo. Ora tocca a voi."

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