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Veppo, 27 anni di passione: il Torneo che fa battere il cuore del Gaslini



Intervista a Valter Lunghi: "Non è solo calcio, è la forza di una comunità che corre per la vita. Ogni gol è una carezza per il reparto di Ematologia."


VEPPO – Mentre il tramonto colora d'oro le colline della Val di Vara, l’aria al campo sportivo si riempie del suono inconfondibile dei tacchetti sul terreno e del profumo degli stand che si accendono. Il Torneo di Veppo taglia il traguardo della 27esima edizione, consolidandosi come l'appuntamento più atteso del calcio estivo dilettantistico. Al centro di questo miracolo c'è Valter Lunghi, anima e motore dell’evento, che ci accoglie tra un preparativo e l'altro.


Valter, ventisette anni di storia. Guardando quel prato oggi, che differenza c'è rispetto al fischio d'inizio della prima edizione? 

«Provo un brivido che non si è mai spento. Ventisette anni non sono semplici numeri, ma un album di volti, strette di mano e promesse mantenute. Quello che era nato come un gioco tra amici è oggi un simbolo. Ogni volta che l'arbitro fischia l'inizio, sento la bellezza di una tradizione che appartiene a tutta la nostra comunità. È un miracolo che si rinnova ogni estate.»


Quest’anno il fine è nobile: il ricavato sosterrà il reparto di Ematologia del Gaslini. Perché avete puntato proprio sulla solidarietà pediatrica?

 «Perché il calcio è gioia, ma la vita a volte presenta sfide durissime. Sapere che ogni pallone che rotola, ogni panino venduto e ogni grido sugli spalti serve a dare una speranza concreta ai bambini del Gaslini, trasforma il torneo in qualcosa di sacro. Non stiamo solo giocando; stiamo correndo insieme a chi lotta per il proprio futuro. La generosità che stiamo vedendo per l'Ematologia ci commuove e ci dà la spinta per non fermarci mai.»


Dietro la kermesse c'è un lavoro immenso. Chi sono gli "eroi invisibili" di Veppo? 

«Sono persone speciali. Il mio staff è composto dai residenti del borgo: gente che finisce il turno di lavoro e corre qui a montare stand, cucinare o pulire. Volontari veri che amano la propria terra senza chiedere nulla. A loro dico solo grazie: sono loro il vero trofeo del torneo, l'esempio vivente di cosa significhi essere una comunità unita.»

"Senza il mio staff, Veppo sarebbe solo un puntino sulla mappa. Sono loro la nostra vera forza."

Si rinnova anche la partnership con la testata Calcio Spezzino. Quanto conta avere questo megafono mediatico?

«È fondamentale. Calcio Spezzino è la voce del nostro movimento dilettantistico. Grazie a loro, il Torneo di Veppo esce dai confini della valle per arrivare in tutta la provincia e oltre. Condividiamo la stessa visione: un calcio genuino, autentico, "polveroso". Ci fanno sentire parte di una grande famiglia sportiva che crede ancora nei valori sani.»


Valter, chiudiamo con un’immagine: cosa deve restare nel cuore di chi frequenta il campo di Veppo? 

«Vorrei che tutti portassero a casa la consapevolezza che piccoli gesti possono fare grandi cose. Spero ricordino l'aria di Veppo, la nostra ospitalità e quella sensazione impagabile di aver fatto del bene divertendosi. Se qualcuno, tornando a casa, penserà "non vedo l'ora che arrivi la 28esima", allora avremo vinto tutti.»

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