Caverzan, il Giotto del “Picco”: poesia mancino e cuore bianco
- Juri Lertora
- 19 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min

"Quando calcia con il sinistro sembra un brasilian… Caverzan, Caverzan… Ghiotto Caverzan!". Quel coro riecheggia ancora nella memoria di chi, allo stadio “Alberto Picco”, ha vissuto gli anni d’oro della magia in bianco. Era l'inno spontaneo di una curva innamorata, incantata dai colpi vellutati di un numero 10 che dipingeva calcio: Andrea Caverzan, per tutti semplicemente Giotto.
Un trequartista raffinato, elegante, geniale. Con la maglia dello Spezia ha scritto pagine indimenticabili tra il 2001 e il 2003, anni in cui i bianchi sfiorarono una storica promozione in Serie B. Due stagioni, 53 presenze, 7 gol, ma soprattutto un’infinità di emozioni regalate ad una città che ha saputo amarlo come si ama un figlio prediletto.
Ogni tocco col suo sinistro era una carezza, ogni assist una promessa mantenuta. Con Caverzan in cabina di regia, lo stadio si accendeva, e i compagni si esaltavano. Memorabile l’intesa con Giovanni Pisano: il genio che serve, il bomber che finalizza. Una coppia che ha fatto sognare.
Ma le storie belle non finiscono mai del tutto. Oggi, Caverzan continua a coltivare la sua passione là dove tutto inizia: nel calcio dei ragazzi. L’ex numero 10 ha infatti intrapreso una nuova avventura, mettendo cuore, esperienza e competenza al servizio del settore giovanile del Ventimiglia, dove ricopre il ruolo di Direttore Tecnico della categoria Allievi (2009 e 2010).
Dal verde del campo al bianco della lavagna, Caverzan continua a insegnare calcio, ma soprattutto a trasmettere valori. E chissà che tra quei giovani piedi non ci sia un altro mancino pronto a scrivere la propria storia.
Perché i poeti non si ritirano mai davvero. Cambiano solo tela. E il pennello, quello sinistro, è ancora lì.









Commenti