DAL PARADISO ALL’INFERNO: LO SPEZIA SPROFONDA IN SERIE C
- Juri Lertora
- 1 minuto fa
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Dal sogno Serie A sfumato per un gol al baratro della terza serie: cronaca di un suicidio sportivo annunciato tra investimenti folli e scelte tecniche sciagurate.
LA SPEZIA – Il silenzio che avvolge il Golfo dei Poeti stasera non è quello dell’attesa, ma quello pesante, plumbeo e soffocante di un funerale sportivo. Il verdetto è scritto, gelido come una lama: lo Spezia Calcio retrocede ufficialmente in Serie C. Quattordici anni dopo l’ultima volta, la nobile bianca smarrisce la bussola e precipita nell'oblio, completando una parabola autodistruttiva che lascia una città intera tra le lacrime e la rabbia.
Lo spartiacque del destino
Tutto sembrava diverso quel 1° giugno 2025. Lo Spezia di Luca D’Angelo, arrivato terzo in regular season, accarezzava il ritorno in paradiso. Contro la Cremonese mancò solo un gol, un maledetto centimetro di gloria che si è trasformato nell’inizio della fine. Quella che doveva essere una ferita da rimarginare è diventata una cancrena. Da quel piazzamento d'onore, che oggi pare appartenere a un’altra era geologica, è iniziata una lenta, inesorabile decomposizione dell'anima guerriera di un club che pare aver smarrito se stesso nel momento di massimo splendore.
Il fallimento della tecnica e del cuore
La colpa? Ha radici profonde e nomi precisi. La conferma di D’Angelo era parsa buonsenso, ma si è rivelata il preludio a un'estate di scelte di mercato scriteriate. Poi, il caos: l'esonero di D’Angelo, uno strappo doloroso a novembre che non ha portato i frutti sperati poi l’era Donadoni: un nome di prestigio internazionale, catapultato però in una realtà "ruvida" che non ha mai compreso. Il suo calcio elegante è naufragato nel fango della lotta salvezza, respinto da uno spogliatoio che non ha mai metabolizzato i suoi dettami.Il mercato di "disperazione": a gennaio, quella che doveva essere riparazione è stata confusione. Sessantacinque milioni di euro investiti dalla gestione Roberts/Stillitano dispersi nel nulla, polverizzati da una gestione dell'area tecnica che ha fallito ogni singolo appuntamento con la storia.
Il dolore della piazza
La contestazione, aspra e feroce, non è mancata. Dal Ferdeghini ai drammatici scontri dopo Carrara, il tifo organizzato ha gridato il proprio dissenso verso una squadra che ha tradito la maglia. Se la proprietà ha garantito i capitali, chi doveva trasformarli in punti e sudore ha costruito un castello di carta pronto a crollare al primo soffio di vento.
"Oggi lo Spezia è una nobile decaduta che guarda il fondo in una solitudine assoluta."
Si chiude una pagina nerissima. Le maglie bianche tornano nell'inferno della C, portando con sé il peso di un fallimento sportivo. Resta la cenere di un sogno e la speranza, flebile ma necessaria, che dalle macerie di questa gestione possa rinascere un club degno della sua storia. Ma stasera, per La Spezia, c’è spazio solo per l’amarezza di chi ha visto il proprio futuro scivolare via tra le dita.









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